Per Natale me ne salgo a Catania

 

 

 


1384383 10200950417425797 580726885 nMi trovavo a Padova a parlare con altre due persone, uno padovano e l'altro cosentino. 
Dice il padovano: - "...beati voi meridionali che avete il sole..."
Dico io: - "Noi meridionali, chi?"
- "Voi meridionali!"
- "No, no, guarda... io sono siciliano!"
- "Appunto!" 
- "Forse non hai capito...io sono siciliano!"

 

- "Scusa..." risponde il padovano, un po' confuso "la Sicilia non è a Sud...?!"
- "Per la verità" dico io "la Sicilia è a est dalla Spagna... anzi, scusa, mi correggo, è a ovest dalla Grecia e, per meglio dire, si trova a nord dall'Africa..."
Il padovano era sempre più confuso ed io continuavo "... insomma, la Sicilia e al Centro del Mediterraneo!"

Genesi e significato della Trinacria


 

Le origini della Trinacria (o Triscele) si perdono nella notte dei tempi.

Questo simbolo antichissimo è già presente su alcune medaglie rinvenute in Cilicia, in Tracia, in Macedonia, in Francia, in fenicia, nell’isola di Creta, su molte monete di città greche (Eginia, Milo, Filunte), su alcuni vasi etruschi, ma soprattutto su alcune monete delle città siciliane di origine corinzia (Siracusa, Akre, Kasmene, Kamarina): e’ PROPRIO SU QUESTE MONETE CHE APPARE PER LA PRIMA VOLTA LA TESTA DELLA Medusa nel punto di congiunzione delle tre gambe (vedi ad esempio le monete fatte coniare da Agatocle di Siracusa).

 

La Trinacria è la variante siciliana della Trischele (Trischelis in greco e Triqueta in latino), figura simbolica formata da tre gambe che si diramano da un centro comune e hanno i piedi rivolti nello stesso verso (da destra verso sinistra perché, come vedremo più avanti, rappresenta il movimento rotatorio del sole). La Triscelle, a sua volta, è analoga al " Triskell" di origine vikinga, simbolo formato da tre S a base triangolare, che è una varietà della doppia spirale celtica. La triscelle, inoltre, rappresenta simbolicamente il Triangolo che, dalla tradizione esoterica viene raffigurato con tre punti, corrispondenti ai tre angoli.

Randazzo 17 giugno 1945: una strage “premeditata”

 

Lo scontro tra carabinieri ed Evis, a Murazzu Ruttu e il giallo del sopravvissuto nella Sicilia “inquieta” gli anni Quaranta. Fiumi d’inchiostro hanno rievocato le vicende del separatismo post-bellico, sul piano storico, dinamico e cronologico, eppure molte zone d’ombra avvolgono l’eccidio che causò la morte di Antonio Canepa, comandante dell’Evis (Esercito Volontario per l’Indipendenza della Sicilia), e dei giovani evisti Rosano e Lo Giudice. 

Partendo da una ricostruzione realizzata da Lino Buscemi (pubblicata su Repubblica, sabato 25 ottobre 2008), ed integrandola con testimonianze ed osservazioni di autorevoli studiosi – doppiamente virgolettate –, da noi approfondite, proponiamo una lettura “quasi comparata” delle diverse tesi sulla triste vicenda che, in ogni caso, presenta le peculiari caratteristiche di una strage “premeditata”.

Quale fu, dunque, l’antefatto che portò alla tragedia di Murazzu Ruttu?

“Memorie” di Concetto Gallo, secondo Turri, successore di Canepa. 

Storia del Movimento per l’Indipendeza della Sicilia, raccontata dal comandate dell’EVIS, secondo Turri, successore di Canepa, in una intervista poco nota del 1974.

(Intervista di E.Magri, 1974 – Riproposta nel 2009 sul settimanale “Gazzettino di Giarre” dal Prof. Salvatore Musumeci e che qui riproponiamo suddivisa in otto parti

Un breve prologo del Prof. Salvatore Musumeci, Presidente Nazionale del Mis:

Oltre sessant’anni fa la Sicilia combattè la sua guerra di indipendenza contro l’Italia; una guerra della quale oramai sono pochi a ricordare i particolari: una vera e propria guerra con eserciti schierati in campo che culminò nella battaglia campale il 29 dicembre 1945, a Monte San Mauro nei pressi di Caltagirone, tra l’esercito italiano comprendente cinquemila uomini e l’Evis, l’esercito dei volontari per l’indipendeza della Sicilia al comando di Concetto Gallo.

Pur appartenendo alla nostra storia più recente, si può dire alla cronaca, la vicenda dell’indipendentismo siciliano, che ebbe i suoi morti, è una delle pagine più oscure della vita siciliana e italiana.

17/05/2014

Vulemu la Sicilia lìbbira e indipinnenti

di Antoniu Canepa (traduciuta 'n Sicilianu di Santu Trovato) 

 

Picchì li siciliani vonnu èssiri ‘nnipinnenti?

“Picchì la raggiuni e la storia ni ‘nzìgnanu chi accussì hannu a èssiri e chi accussì foru pi sèculi e sèculi.

Comu pi liggi d’omu e di Diu, nuddu cristianu po' liggittimamenti èssiri schiavu di n’àutru (e mancu po' pruspirari mai nti lu casu cci addivintassi) accussì nudda nazzioni po' èssiri serva di n’àutra; e, siddu lu fussi, vinissi avviluta, cuvirnata senza justìzzia e nudda umanitati, caricata di dazî pi lu guadagnu non so’, ma di li soi patruni,  mannata a la ruvina di li liggi fatti pi ssu mutivu, comu cunsiquenza fussi sempri pòvira, ‘gnuranti e disprizziata.

Ma comu addimustrati ca la Sicilia po' aviri n’urigginalità so' particulari? 

Diu ci stinnìu d’ogni latata li mari pi èssiri spartuta di ogniduna àutra terra e addifinnìrila di li soi nimichi. La fici accussì granni di supirfici, timpirata di clima, ficunna di solu, p’abbastari non sulu a la vita di chiossai di tanti miliuna d’òmini,  ma macari a li còmudi, a lu lussu, a ogni gudimentu, a ogni ‘nnùstria, a ogni cummerciu.

26 Aprile 2014

Perseguire "un'indipendenza" della Sicilia o "l'indipendenza" della Sicilia ?


 Di Antonio Fricano




Perseguire "un'Indipendenza" della Sicilia o Perseguire "l'indipendenza" della Sicilia.

Le due questioni sono molto diverse e cercherò di spiegare il mio pensiero.

 

Penso che Essere Indipendentisti oggi deve significare Perseguire L'Indipendenza della Sicilia, che non significa soltanto fare riferimento ad uno Stato o Nazione come sia sia, basta che sia. 

 

C'è bisogno di elaborare e costruire una Cultura dell'Indipendenza che va ben al di là del mero dato di una Sicilia Nazione. 

Per assurdo potrei dire che una Sicilia Indipendente oggi tout court sarebbe l'ennesima iattura per la Sicilia e per i Siciliani.

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